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DOC Religioso e Scrupolosità: Guida per Adulti e Adolescenti

DOC religioso e scrupolosità: quando la fede diventa un’ossessione in età adulta e adolescenza

Contenuti

Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.

Si parla di DOC religioso quando una persona si sente soffocata da una serie di pensieri intrusivi, cioè pensieri che si impongono con forza alla coscienza e che hanno un contenuto religioso e morale. Questi pensieri ossessivi religiosi sono soffocanti perché tendono a essere rigidi, giudicanti nei confronti di se stessi e molto insistenti e ripetitivi. Chi ha un DOC religioso può sentire la spinta a svolgere delle azioni obbligatorie, delle compulsioni cioè, che hanno lo scopo di calmare le preoccupazioni religiose con azioni che hanno comunque un’attinenza con questa sfera. Un esempio molto tipico è il fatto di pregare in un modo specifico, ad esempio ripetendo un numero preciso di volte una determinata preghiera, allo scopo di mandare via dei pensieri blasfemi che turbano la persona che li fa.

Ho scritto un articolo piuttosto dettagliato sui meccanismi generali del disturbo ossessivo compulsivo sia negli adulti che negli adolescenti. In quell’articolo mostro che i pensieri e le azioni legate al DOC non sono cose senza senso o semplicemente assurde: si tratta di tentativi della mente di trovare soluzioni a problemi di natura emotiva. Cioè, si tratta sostanzialmente di cercare modi di soddisfare dei bisogni emotivi, che hanno però il difetto di essere inefficaci e di fare soffrire o almeno preoccupare la persona che li sperimenta.

Vedremo che il DOC religioso ha soprattutto a che fare con il modo che ha trovato la mente di parlare con efficacia a una determinata persona. È come se il discorso fosse: “So come fare a farti paura e a farmi ascoltare, quindi metto davanti a queste cose qui“.

Cos’è il DOC religioso e perché colpisce le credenze più intime

Prima di entrare nel vivo del discorso voglio fare un’altra precisazione, però. Credo che il tema religioso sia particolarmente importante perché ha a che fare con alcune delle credenze più intime di una persona. Spesso (anzi, direi: sempre di più) le persone fanno una certa fatica a raccontare pensieri e credenze di natura religiosa, per paura di essere screditate come superstiziose o etichettate come credulone o bigotte. Se le persone religiose tacciono del loro rapporto con la religione, soprattutto in un contesto come la psicoterapia, rischiano di trattare come marginale qualcosa che marginale non è. Soprattutto, ovviamente, in chi vive esperienze legate al doc religioso.

La mia posizione, condivisa dai colleghi che lavorano con me in TuoPsicologo, è che non è compito dello psicoterapeuta quello di giudicare quali siano i pensieri buoni, quali quelli cattivi e i modi corretti o scorretti di stare al mondo delle persone. Il nostro compito è quello di aiutare le persone a vivere più liberamente secondo i modi che loro ritengono efficaci per sé. Questo non vuol dire che evitiamo temi come la religione, al contrario: vuol dire riflettere assieme a chi ce ne parla di cosa rappresenti un pensiero religioso capace di fare efficacemente da guida nella vita e di quando, invece, ci troviamo davanti ad una difesa psicologica che si traveste da pensiero religioso. In questo secondo caso, l’esito di quel pensiero non è più quello di guidare e arricchire la vita di una persona, ma il contrario: la soffoca e la impoverisce.

(Se la cosa ti incuriosisce, c’è un vecchio libro intitolato “Psicoanalisi monastero” in cui l’autore, Grégoire Lemercier, abate del monastero di Cuernacava che si poneva proprio il problema di distinguere chi richiedeva l’accesso alla vita monastica per fede autentica e chi invece cercava prevalentemente una fuga dal mondo)

Tra un momento vedremo, tra l’altro, che si tratta di un tipo di disturbo ossessivo compulsivo che non necessariamente colpisce solo le persone particolarmente intimamente religiose.

Il DOC religioso è una forma di disturbo ossessivo compulsivo in cui i pensieri intrusivi e le compulsioni hanno un contenuto religioso o morale. La persona sperimenta dubbi ricorrenti su peccati commessi o pensieri blasfemi, e mette in atto rituali, come preghiere ripetute, per placare l’ansia generata da questi pensieri.

Scrupolosità Religiosa: il Cuore del Disturbo Ossessivo Compulsivo Religioso

La scrupolosità religiosa è un elemento caratterizzante del DOC religioso e si manifesta in tutti quei pensieri ossessivi che mettono costantemente in discussione il fatto di essere stati sufficientemente attenti ad evitare pensieri o azioni moralmente discutibili o peccaminose o che possono causare anche dispiacere o danno ad altre persone, oltre che a Dio (Vedi Moron et al. 2022).

Parliamo di ossessioni religiose perché si tratta di pensieri in cui il dubbio non viene mai veramente soddisfatto e la persona che le sperimenta si sente inevitabilmente in difetto.

Questo è l’elemento centrale. Non si tratta semplicemente di interrogarsi sulla distinzione fra ciò che è moralmente corretto e ciò che non lo è. Mettere alla prova la propria coscienza vuol dire tentare di individuare dei parametri che ci fanno capire che cosa ci fa essere soddisfatti di noi stessi perché lo riteniamo giusto. Possiamo dire che la scrupolosità ossessiva del DOC religioso ha la funzione opposta: è come se ogni fonte di sicurezza e di serenità venisse regolarmente smontata allo scopo di ricreare una situazione di dubbio.

È come se la tesi centrale dietro questo tipo di pensiero fosse: “non è tollerabile nessuna ambiguità. Il rischio di cadere in errore è troppo alto, in modo ingestibile”.

Come dicevo, non si tratta di una cosa che accade esclusivamente a persone religiose. Questo può essere anche un po’ sconcertante per chi sperimenta questi pensieri senza essere qualcuno che mette la religione al centro della propria vita. Anche se non si è particolarmente religiosi, però, si può trovare che i pensieri di natura religiosa sono particolarmente efficaci per indicare la strada della moralità. È come dire: “Se penso che qualcosa è peccato riesco a condensare in una parola le idee di gravità e il bisogno di tenermene alla larga“.

In un modo simile, cose come le preghiere possono offrire una formula molto efficace per sentire di avere un’arma contro questo tipo di pensieri. È un po’ come se fosse l’esperienza di chi sa che trova i rituali come i funerali o i matrimoni utili e fonte di sollievo, ma non sa bene dire perché. Il punto per cui si cercano non è qualcosa di pienamente cosciente, ma è qualcosa che è soprattutto legato alla sensazione di avere a disposizione una risorsa efficace.

No. Anche persone che non pongono la religione al centro della propria vita possono sviluppare ossessioni religiose, perché i concetti religiosi come il peccato offrono un modo efficace per rappresentare l’idea di colpa e gravità morale.

Sintomi del DOC religioso: dalla paura di peccare ai pensieri blasfemi nell’adulto e nell’adolescente

Come distinguere un dubbio morale da un’ossessione religiosa

Un dubbio morale può lasciare spazio alla riflessione, alla scelta morale soggettiva, anche senza avere una certezza assoluta. Nell’ossessione religiosa, invece, c’è una domanda morale che tende a ripresentarsi nonostante le risposte già ricevute. La persona può sentire il bisogno di ricontrollare , confessarsi nuovamente, chiedere rassicurazioni o evitare determinate situazioni. Il problema, quindi, non è tanto il contenuto del dubbio, ma il modo in cui quel dubbio occupa la mente e limita la libertà di vivere.

Adesso che abbiamo visto una cornice all’interno della quale leggere le ossessioni religiose, vediamo di fare qualche esempio.

Visto che io e i colleghi di TuoPsicologo siamo degli psicologi dell’età adulta e dell’adolescenza, farò qualche esempio che si applica sia al DOC religioso nell’età adulta che al DOC religioso nell’adolescenza.

In realtà, i meccanismi non sono molto diversi; lo sono le situazioni di vita a cui si applicano.

Vedere le diverse situazioni può essere utile sia all’adulto che consulta questo articolo per se stesso che al genitore che lo consulta per il figlio, perché vedere lo stesso meccanismo in contesti diversi può aiutare a capirlo meglio.

Il nucleo centrale delle ossessioni religiose è probabilmente quello della paura di peccare.

“E se non mi sono pentito davvero?”

“Desidero andare a letto con la ragazza che ho appena conosciuto. Non va bene, perché è una cosa immorale, che Dio giudicherebbe negativamente”.

“Non mi sono accorto che la cassiera ha passato una sola confezione di acqua invece di due e mi ha fatto pagare solo quella. E se invece me ne sono accorto e ho fatto una furbata?”

“I contenuti violenti che vedo online mi disturbano: se li guardo, finisco all’inferno. Ho paura che mi interessino e che dunque finirò all’inferno”.

“Ho omesso questo dettaglio in confessione. Sembra piccolo, ma se la confessione non fosse valida?!”

In un adolescente, si trovano anche i temi caratteristici della sua età:

“Masturbarsi troppo è sbagliato? Se lo faccio dopo non sono in grado di contenermi davanti a chi mi piace? Divento un lussurioso davanti agli occhi di Dio?”

“Ho sentito la voglia di prendere in giro il mio compagno assieme agli altri. Se penso che è uno sfigato è un peccato e devo confessarmi/punirmi per fare passare questi brutti pensieri”

“Non sopporto l’idea di mentire ai miei genitori su cose come il fatto che ho voglia di bere con gli altri, sul fatto che questi specifici compagni fumano e che provo desideri sessuali sempre più intensi. Ne parlerò nei dettagli ai miei genitori così che mi aiutino a sentire che sono perfettamente trasparente, che non ho nulla di sporco da nascondere”

“Se faccio un peccato grave, succederà qualcosa di brutto alla mia famiglia”

Bisogna tener presente che i pensieri ossessivi sono soprattutto pensieri proibiti a cui la mente mi costringe a pensare. Questi pensieri comportano delle osservazioni su sé stessi: “Il solo fatto di avere questi pensieri mi fa mettere in discussione la mia immagine di me stesso. Se sono cattivo, pigro o sporco non posso avere stima di me come persona“.

L’obiettivo dei pensieri ossessivi è quello di elaborare il dubbio su cosa che faccia di se stessi delle persone degne di stare al mondo. È come se i pensieri ossessivi cercassero la forma più efficace per far venire paura a chi li sperimenta. È normale quindi che non si presentino in forma pura, cioè come ossessioni esclusivamente religiose oppure esclusivamente legate allo sporco materiale: ciascuno è suscettibile ad un “dosaggio” diverso dei diversi elementi che possono entrare in un’ossessione, sulla base di come è fatto come individuo (Vedi ad es. Elliot et al. 2012).

Varie sfumature spaventose si mescolano fra di loro. Ho descritto questo fenomeno, ad esempio, in un articolo sulla paura dello sporco in cui faccio vedere come sporco materiale e sporco morale siano cose molto vicine nella mente di chi ha quel tipo di ossessioni. [Gli articoli sono due: paura dello sporco negli adulti e paura dello sporco negli adolescenti]

Un genitore può ascoltare senza giudicare, evitare di alimentare discussioni infinite sulla certezza di aver peccato e prestare attenzione ai rituali, agli evitamenti e alle richieste ripetute di rassicurazione. È importante non colpevolizzare il ragazzo e favorire un confronto con un professionista, che possa valutare la situazione rispettando anche la sua dimensione religiosa

I pensieri blasfemi

Un altro esempio specifico di questa mescolanza: ha senso pensare che i pensieri blasfemi indesiderati abbiano una natura mista, religiosa e aggressiva. È come se la formula che viene trovata da quei pensieri fosse: “tu non vai bene perché sei immorale e cattivo”.

La rabbia o la cattiveria vengono però manifestate nei confronti di Dio o altre figure sacre, in alternativa o in affiancamento ai pensieri aggressivi rivolti alle persone care come i genitori o i partner.

(In quest’ultimo caso, si parla di doc aggressivo).

Di solito, se la scelta di una forma di pensiero ossessivo rispetto a un’altra è rilevante, si scopre indagando a fondo come sono nati, in che contesto e quali pensieri inconsapevoli ci sono dietro a quelle ossessioni.

Esempi di ossessioni di questo tipo sono:

“Ho pensato una bestemmia senza volerlo!”.

“Vorrei fare volontariato al canile ma non posso perché dopo ci penserei troppo, il pensiero di Dio sarebbe troppo vicino a quello degli animali e si sporcherebbe”.

“Ho paura che quello che faccio offenda Dio”.

I pensieri blasfemi sono avvertiti con una tale intensità da risultare indistinguibili dalle azioni: “pensare una cosa negativa è grave come fare una cosa negativa” (si tratta di un concetto studiato col termine “tought-action fusion“).

Tutte le persone che hanno a che fare con gli adolescenti di oggi (o che anche solo prendono un tram all’ora dell’uscita dalle scuole) sanno quanto la bestemmia sia diventata qualcosa di molto più sdoganato rispetto a pochi anni fa.

Questa è una cosa che può mettere molto in difficoltà un adolescente che può essere tentato, da un lato dal desiderio di parlare lo stesso linguaggio dei coetanei e dall’altro però pentirsene appena arrivato a casa, come se intervenisse un’altra parte di lui che sente che ha peccato in modo inaccettabile e che deve riparare in qualche modo.

No. Un pensiero blasfemo indesiderato non coincide necessariamente con un desiderio, una convinzione o un’intenzione. Nel DOC religioso, questi pensieri possono essere particolarmente angoscianti proprio perché sono lontani dai valori della persona. È importante valutare la sofferenza e il rapporto con il pensiero, non giudicare la persona sulla base del suo contenuto.

Ossessioni religiose e purezza

Come dicevo anche prima, il DOC religioso è molto simile a un altro tipo di DOC in cui le preoccupazioni dominanti riguardano lo sporco visibile o invisibile, cioè il DOC da contaminazione.

Nelle persone che hanno una forte paura dello sporco si trova che spesso questa sporcizia di cui hanno paura si mescola con una sporcizia di tipo morale, il sentirsi sporchi tramite la contaminazione mentale con un’idea sporca.

Nel DOC religioso si ritrova la stessa paura di sentirsi sporchi, solo che viene letta in termini religiosi.

È come se stessimo parlando di un’altra sfumatura dell’idea del peccato e sottolineando non tanto il problema di avere infranto una legge di Dio, ma quello di sentirsi sbagliati per averlo fatto.

Una persona con DOC religioso, ad esempio, può sentire il bisogno di fare delle cose che lo mantengono puro, disciplinandosi così con dei digiuni o mantenendo un regime di preghiera molto rigoroso o selezionando le persone con cui si ha a che fare o le cose che si leggono, ad esempio.

Si può leggere in questi termini anche la paura insistente di aver peccato, anche per infrazioni minime e, soprattutto, per infrazioni ambigue, cioè di rimuginìo su cose che non rappresentano in modo evidente un peccato.

La paura che si ha in questo caso è quella di contaminare le cose sacre con la propria mancanza di purezza. Si può applicare però lo stesso ragionamento fatto poco fa: devo stare attento a mantenermi puro, così da non contaminare me stesso con qualcosa di cattivo che si allargherebbe fino a rendermi una persona completamente cattiva.

Negli adolescenti, di nuovo, questo può avere a che fare con la rinuncia ai nuovi desideri come la masturbazione, il sesso, il bere, il fumare e con l’urgenza di fare quello che i genitori indicano, oppure quello che viene suggerito da qualche altra figura che si prende a modello morale. A volte gli adolescenti trovano un modo particolare di crescere, concedendosi di fatto di non rispettare le regole dei genitori ma trovando una giustificazione perché le sostituiscono con una autorità morale più alta (che, beninteso, può essere anche semplicemente qualcuno che seguono sui social).

Il punto è che non si può scappare del tutto alle parti che si giudicano in modo più negativo di se stessi, compresi i desideri che non ci fa piacere avere. Una persona ossessiva si ritrova costantemente davanti al problema che per quanto si opponga a questi desideri, rispuntano fuori da ogni parte e premono per essere soddisfatti.

Compulsioni religiose

Le compulsioni sono quei comportamenti obbligati, spesso in forma rituale, che hanno la funzione di annullare un pensiero ossessivo e l’ansia che arriva con esso.

Come già si può intuire da alcune delle cose che ho scritto, chi ha un doc religioso può cercare qualcuno che riconosca che quello che ha fatto o pensato sia perdonabile. Questo avviene nella confessione “formale” davanti al sacerdote, nel dialogo con Dio nella preghiera o anche nel racconto ansioso davanti ai genitori. Si tratta di una sorta di ricerca di “assoluzione”.

Altre compulsioni possono avere la funzione di riparare un danno, come la ripetizione di preghiere un numero preciso di volte o finché non ”suonano giuste” sulla base della sensazione soggettiva che danno.

Il continuo auto-esame della propria coscienza, la ripetizione di formule o preghiere allo scopo di purificarsi, gesti come ripetere più volte il segno della croce e la ricerca di rassicurazione da figure religiose, hanno la stessa funzione.

Le compulsioni, però, non sono sempre comportamenti che gli altri possono osservare. Possono svolgersi quasi interamente nella mente: ripetere preghiere in silenzio, ricostruire nei dettagli ciò che si è pensato o detto, analizzare continuamente le proprie intenzioni, chiedersi se il pentimento sia stato davvero sincero oppure ripercorrere mentalmente una confessione per verificare di non aver omesso nulla (sono le compulsioni mentali nel DOC religioso). Anche la ricerca ripetuta di rassicurazioni può diventare una compulsione, quando serve a ottenere un sollievo momentaneo invece di permettere alla persona di convivere con il dubbio.

In alcuni casi anche i luoghi religiosi, le immagini di figure sacre e testi che hanno a che fare con la religione possono essere evitati per evitare di macchiare quelle cose con i pensieri peccaminosi.

L’evitamento stesso può diventare parte del meccanismo ossessivo. Non frequentare un luogo religioso, non leggere un testo, non pronunciare una parola o non avvicinarsi a determinate persone può ridurre l’ansia nell’immediato. Tuttavia, il sollievo che deriva dall’evitamento può rafforzare l’idea che quella situazione fosse davvero pericolosa. In questo modo, la paura rischia di estendersi progressivamente a nuove situazioni.

Quest’ultimo esempio è particolarmente istruttivo, soprattutto se lo pensiamo come qualcosa di legato ai pensieri blasfemi e aggressivi.

È come se Dio e le cose sacre venissero a rappresentare una parte di sé con caratteristiche positive che viene minacciata da una parte di sé che ha caratteristiche negative. È come se fosse una lotta per la purezza.

Questa riflessione può essere d’aiuto per chi ha un DOC religioso senza essere particolarmente religioso, perché lo aiuta a vedere che il motivo per cui la mente suggerisce pensieri religiosi è proprio perché aiutano a rappresentarsi queste parti di sé.

Credo che sia un’osservazione utile anche per le persone religiose, però, perché può aiutarle a capire come criticare alcuni pensieri all’apparenza religiosi non sia un modo di sminuire la religiosità, ma un modo per distinguere un vero pensiero religioso da quello che non lo è. Come abbiamo appena visto, in alcuni pensieri Dio e le cose sacre sono utilizzate sostanzialmente per rappresentare una parte di se stessi per cui si ha più rispetto e stima. Direi che nelle intenzioni di una persona religiosa il contatto con Dio è un’altra cosa rispetto al dialogo interiore fra parti di sé, e che quindi distinguere le due cose possa essere interessante per vedere la differenza tra fede e DOC religioso.

Bisogna ricordare che non è ovviamente la preghiera in sé a costituire una compulsione: lo diventa quando viene vissuta come un’azione obbligatoria, da ripetere secondo regole rigide per neutralizzare l’ansia o ottenere la certezza di non aver peccato.

I sintomi del DOC religioso includono paura ossessiva di peccare, dubbi ricorrenti sulla validità di confessioni o pentimenti, pensieri blasfemi indesiderati e la necessità di compiere rituali specifici, come pregare un numero preciso di volte, per ridurre l’ansia.

No. Possono includere anche confessioni ripetute, richieste continue di rassicurazione, controlli della propria coscienza, analisi delle intenzioni, ricostruzioni mentali di ciò che è accaduto e preghiere svolte in silenzio secondo regole rigide. La caratteristica centrale è la funzione di ridurre temporaneamente l’ansia o il senso di colpa.

Ossessioni religiose in adolescenza: il ruolo della famiglia e del sacerdote

Il confine tra educazione religiosa e disturbo ossessivo

Aggiungo qualche parola sulle ossessioni religiose in adolescenza.

Abbiamo visto che il DOC religioso può assumere alcuni tratti particolari, in adolescenza.

Una cosa che caratterizza in modo particolare i rapporti fra adolescenti e DOC è che dai ragazzi ci si può aspettare che chiedano più di frequente rassicurazioni ai genitori (ma è una cosa che anche gli adulti fanno… ad esempio con lo psicologo!).

La minore capacità di “tenuta psicologica”, cioè il fatto che sono ancora immaturi nella gestione delle emozioni, fa sì che gli adolescenti abbiano bisogno di conferme esterne, ad esempio attraverso la famiglia o il sacerdote, per ridurre il loro senso di colpa. È come se sentissero una forma di iper-responsabilità, su cui faticano a rassicurarsi da soli.

È come dire: “se io ti rassicuro, è come se ti confermassi che c’è qualcosa di sbagliato in quello che pensi. Quello che ti devo aiutare a fare, invece, è di tollerare questi pensieri perché è impossibile eliminarli del tutto. Sono cose che hanno a che fare con tuoi desideri intimi e con cose che ti spaventano ma fanno parte della vita, come l’aggressività”.

Questa è una sfumatura difficile da contemplare per gli adolescenti. Gli adolescenti non sanno ancora del tutto cosa possono considerare giusto e sbagliato e soprattutto qual è il percorso che li aiuta a valutare un’idea o un comportamento. Sappiamo tutti che gli adolescenti tendono ad avere una visione per estremi del mondo. È come se avessero bisogno di oscillare fra questi estremi prima di riuscire a trovare un compromesso realistico che funzioni per loro.

Negli adolescenti, poi, il sentimento di vergogna è particolarmente mal tollerato perché segnala che si sta facendo qualcosa che può venire visto male dagli altri. Gli adolescenti hanno particolarmente bisogno dello sguardo degli altri come guida, anche solo temporanea, nel processo di formazione della loro identità.

Quel discorso che abbiamo fatto sull’utilizzo inautentico della religione, cioè a scopo difensivo, si applica particolarmente bene al comportamento degli adolescenti perché gli adolescenti possono avere bisogno di un contenitore normativo che li aiuti a gestire le sensazioni e gli impulsi a cui non sanno bene ancora che ruolo dare. La religione può decisamente ricoprire questo ruolo (e non senza una funzione educativa importante, ovviamente).

Un’ultima nota positiva: non è raro vedere che gli adolescenti hanno, per così dire, un piede dentro e un piede fuori da queste dinamiche, cioè che sono più disponibili a metterle in discussione e a modificarle se si offre loro aiuto in modo tempestivo. Liberarsi delle certezze, da adulti, può essere più faticoso.

La cura del DOC religioso prevede un percorso psicoterapeutico che aiuta la persona a distinguere tra fede autentica e meccanismo ossessivo, riducendo gradualmente le compulsioni e lavorando sulla tolleranza dell’incertezza, senza giudicare il contenuto religioso in sé.

I meccanismi psicologici alla base sono simili, ma negli adolescenti le ossessioni religiose si intrecciano spesso con temi tipici dell’età, come la sessualità emergente o i rapporti con i coetanei, generando sensi di colpa specifici legati a queste esperienze.

Cura del DOC Religioso: come intervenire in modo efficace

Come abbiamo appena visto, se si pensa all’adolescenza viene molto facile riconoscere la difficoltà che può avere un ragazzo ad accettare sensazioni e pensieri che lo spaventano. In un certo senso, questo è un processo che riguarda anche tutte le persone che hanno un DOC.

Bisogna pensare alla persona che sta dietro ai sintomi di quel DOC religioso: di solito, quello che si trova è una persona che sta cercando di trovare degli indizi che le permettano di pensare che può avere un’opinione positiva di sé e che si allarma quando trova indizi nel senso contrario.

Il DOC religioso è il tentativo spontaneo di trovare un equilibrio in questa dinamica di approvazione/disapprovazione di sé. Il problema è che è un equilibrio molto dispendioso in termini di energie e che comporta una certa sofferenza.

La cura del DOC religioso consiste nel trovare un equilibrio più sostenibile.

Quando chiedere aiuto per il DOC religioso

La cura del DOC religioso passa attraverso la capacità di accogliere quei pensieri che prima venivano vissuti come minacce estranee a sé, vedendoli invece come espressioni confuse di ciò a cui si dà più valore nella propria vita.
Nel doc, è come se la mente provasse a suggerire dei criteri di valutazione di se stessi, ma lo fa in modo inefficace ed ansiogeno.
Nella psicoterapia per le ossessioni e le compulsioni di tipo religioso, si aiutano le persone a non reagire impulsivamente, ad esempio con una preghiera o la confessione per gestire il senso di colpa.

Le ossessioni vanno inquadrate in un quadro più ampio. Capire che avere un pensiero blasfemo non mette in discussione la propria integrità morale, ma rappresenta anzi il bisogno di essere veramente morali segnala che si sta tentando di essere così scrupolosi da avere paura di tutto quello che può mettere in discussione i propri valori.

Imparare a rendersi conto dei bisogni emotivi sottostanti ai sintomi (come quello di avere una buona opinione di sé) è una cosa che permette di abbandonare lo stato di allarme perenne in cui fa vivere il doc: si arriva ad un’idea di sé più solida e sicura, che comporta la riduzione della necessità di mettersi costantemente in discussione e, contemporaneamente, la capacità di trovare un modo di soddisfare i bisogni emotivi che prima emergevano solo in modo confuso attraverso le emozioni.
Questo significa che si diventerà una persona completamente impermeabile ai dubbi? Chiaramente, no, semplicemente perché i dubbi fanno parte della vita. Il punto è rendere i dubbi gestibili, un aiuto nella gestione delle scelte e non qualcosa di paralizzante.

Una cosa è identificare con chiarezza i propri valori e scegliere di abbracciarli, altro è subirli sottoforma di divieto o paura.

Psicoterapia per il DOC religioso

Se cerchi più informazioni sul DOC e sul funzionamento della psicoterapia del DOC, ti suggerisco di leggere gli articoli che ho scritto sul DOC negli adulti e sul DOC negli adolescenti. Qui ho descritto la dinamica specifica del DOC religioso, mentre lì si trova sia una discussione più ampia del DOC e della sua terapia, sia riferimenti ad altre esperienze di DOC.

Se invece senti che la tua fede o la tua moralità sono diventate una prigione di dubbi anziché una bussola, non c’è bisogno di affrontare queste cose da solo.  Io e i colleghi di TuoPsicologo ci occupiamo di diverse forme di disturbo ossessivo compulsivo (religioso, da contaminazione, simmetria, etc) ma mettiamo la storia di ciascuno davanti alla diagnosi: è il punto di partenza fondamentale, per trovare un percorso terapeutico veramente efficace.