Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.
Un adolescente che parla spesso con ChatGPT non ha necessariamente un problema psicologico. La differenza sta nella funzione che l’intelligenza artificiale assume nella sua vita: può essere un aiuto temporaneo per pensare meglio, oppure un rifugio dall’ansia sociale, dal giudizio e dalle relazioni reali. Il punto, quindi, non è solo quanto lo usa, ma per che cosa lo usa.
Perché l’intelligenza artificiale è così rassicurante per un adolescente?
Perché i chatbot sembrano non giudicare
L’intelligenza artificiale garantisce ai ragazzi la possibilità di parlare di cose importanti per loro, in modo libero. L’intelligenza artificiale dà l’occasione ma anche l’illusione di un confronto senza giudizio.
Vedremo che i ragazzi possono preferire l’intelligenza artificiale perché l’IA è emotivamente rassicurante.
Praticamente tutte le persone chiedono all’intelligenza artificiale delle cose che farebbero fatica a chiedere nello stesso modo ad un’altra persone, anche se si tratta di semplici domande che ci si sentirebbe un po’ stupidi a fare. Vedremo che alcuni ragazzi lo fanno come forma di sperimentazione sicura, che non sostituisce veramente l’interazione con le altre persone; vi si affianca. Si può dire, però, che ci siano anche dei ragazzi che “preferiscono l’intelligenza artificiale alle persone”, cioè che sono così profondamente insicuri da appoggiarsi molto all’alternativa garantita dall’intelligenza artificiale.
Si tratta di ragazzi che hanno delle problematiche più intense sul piano emotivo. Esploreremo a questo proposito il rapporto fra chatbot e solitudine, cioè di come questi ragazzi possano delegare all’il compito di aiutarli a soddisfare bisogni emotivi.
Di quale intelligenza artificiale stiamo parlando
Un piccolo chiarimento prima di andare avanti: esistono tanti tipi di intelligenza artificiale; qui parlerò sostanzialmente di IA conversazionale (chatbot) come Chatgpt, Gemini o Claude.
Com’è probabilmente saprai, sono forme di intelligenza artificiale che gli adolescenti utilizzano prevalentemente attraverso il telefono sia per chiedere informazioni e fare ricerche su argomenti vari ma anche per ottenere con consigli o conversare per semplice compagnia e per produrre e analizzare testi. Ad esempio vedremo che un uso sempre più frequente è quello di far leggere una conversazione su WhatsApp all’IA e farsi suggerire un’interpretazione di quello che sta succedendo oppure proprio le risposte.
Un altro utilizzo che ci interessa è quello dell’intelligenza artificiale come compagno virtuale, attraverso delle specifiche app (character ai o Anima o Replika). Questa è una cosa meno diffusa ma che ha più dichiaratamente a che fare con il bisogno di sostituire le interazioni sociali.
Non necessariamente. Molti adolescenti usano l’intelligenza artificiale per fare domande che li imbarazzerebbe rivolgere ad altri. Il punto non è tanto se tuo figlio parla con un chatbot, ma che funzione ha per lui quel dialogo. Può essere un appoggio temporaneo per pensare meglio a sé stesso, oppure un modo per evitare il giudizio, la vergogna e il confronto con gli altri. È soprattutto questa differenza che conta.
Sì, può succedere. Un chatbot è sempre disponibile, non sembra stancarsi, non critica apertamente e dà l’impressione di esserci sempre. Per un adolescente molto insicuro, solo o in difficoltà nelle relazioni, questo può renderlo emotivamente rassicurante. Il problema non è tanto l’affezione in sé, ma il rischio che questa relazione diventi più facile e più importante di quelle reali.
No. Può simulare dialogo e vicinanza, ma non può offrire ciò che fa crescere davvero nelle relazioni: reciprocità, limite, frustrazione, conflitto, sorpresa e riconoscimento autentico.
È dipendenza? È un sintomo di ritiro sociale?
La domanda giusta non è quanto, ma a che scopo la usa
Per capire se l’uso dell’intelligenza artificiale problematico per un adolescente dobbiamo prima di tutto capire a quale scopo la stia utilizzando e se questo utilizzo prevede un vero evitamento delle cose difficili sul piano psicologico, come ad esempio le relazioni con i coetanei.
[Ho scritto degli articoli di approfondimento sugli adolescenti che hanno difficoltà a socializzare]
Ha senso chiedersi se un uso molto intensivo dell’intelligenza artificiale sia un sintomo di difficoltà psicologiche? Definire dei parametri oggettivi chiari può essere molto difficile davanti a queste cose, meno che non si tratti di utilizzi esageratamente intensivi come otto ore continuative di telefono o qualcosa del genere. Quelle però sono cose che saltano all’occhio.
Ma non è di certo sempre così. È per questo che abbiamo bisogno di chiederci soprattutto per che cosa la usi. Se pensiamo che un adolescente sia dipendente da ChatGPT dobbiamo saper dire perché ci passi sopra così tante ore.
Vediamo prima di tutto quali sono le cose che gli adolescenti chiedono nel concreto l’intelligenza artificiale.
Anche gli adulti usano l’IA per orientarsi emotivamente
Proviamo a partire da un’esperienza in cui ci si può immedesimare anche come adulti.
Prova a pensare se tu per primo hai mai utilizzato l’intelligenza artificiale per chiederle qualcosa di personale. Non intendo dire che ciascuno di noi la usi come un confidente, per parlare di faccende private. Semplicemente, a volte non ci si accorge di utilizzarla per elaborare dei dubbi, quasi per farsi aiutare a pensare attraverso l’interazione. Ad esempio, il fatto di chiedere all’intelligenza artificiale delle informazioni sui propri figli può avere precisamente questa funzione qui. Da un lato ci sono le informazioni pratiche da ottenere: “mio figlio si comporta in un certo modo: Cosa vuol dire? Cosa posso fare?” (tra l’altro potresti aver trovato questo contenuto proprio così).
C’è però un altro altro lato, meno evidente, in questa operazione: si usano queste informazioni anche per orientare le proprie azioni: “C’è qualcosa che dovrei chiedere a mio figlio? C’è qualcosa che devo assicurarmi di capire meglio? Devo fare qualcosa? Ha bisogno di aiuto?“.
Queste richieste hanno a che fare anche con l’autovalutazione. Di fatto, si sta usando l’intelligenza artificiale per capire se ci si sta comportando “bene” come genitori. È un po’ come se in modo indiretto, si stesse chiedendo all’intelligenza artificiale: “Aiutami ad avere una buona opinione di me. Aiutami a capire se posso essere soddisfatto di me”.
Questa non è una funzione specifica dell’intelligenza artificiale, è una cosa che si potrebbe fare anche cercando informazioni in un libro (che di certo non risponde, ma ci può aiutare a rispondere a noi stessi!).
Perché gli adolescenti la usano in modo ancora più coinvolgente
Una specificità dell’intelligenza artificiale è che può essere molto coinvolgente e intensa sul piano emotivo.
Gli adolescenti possono usare l’intelligenza artificiale allo stesso scopo, cioè per sentirsi bene. Una grossa differenza rispetto agli adulti è che gli adolescenti tendono a essere più “emotivi”. Hanno cioè molte più cose da imparare a gestire sul piano emotivo (es. la crescita, sentirsi uguali agli altri, l’esperienza del corpo, le relazioni sentimentali…) e in più hanno ancora meno strumenti degli adulti: sono emotivamente ancora non del tutto maturi. Fanno fatica a gestire l’ansia, ad esempio.
Gli adolescenti usano gli strumenti che hanno a disposizione, anche quelli tecnologici, per elaborare le esperienze legate alla crescita.
Non sempre. Può diventarlo solo quando il ragazzo perde flessibilità, rinuncia ad altre esperienze importanti e usa il chatbot come modo principale per regolare ansia, solitudine o insicurezza.
Sì, in alcuni casi. Se il ragazzo preferisce in modo netto il chatbot alle persone e usa l’IA per sostituire amicizie, conversazioni o tentativi relazionali, il legame con il ritiro sociale va considerato seriamente.
Osserva se, dopo aver usato il chatbot, affronta meglio la realtà oppure la evita ancora di più. Questo è uno dei criteri più utili.
Che cosa chiedono davvero gli adolescenti all’intelligenza artificiale
Domande su ansia, autonomia, identità e autostima
Vediamo allora alcuni esempi di quello che può chiedere un adolescente all’intelligenza artificiale e che hanno a che fare con i temi caratteristici della crescita:
- Domani ho compito di matematica e non so niente. Come faccio a gestire l’ansia? (Ricerca di aiuto nella gestione delle emozioni)
- I miei genitori non vogliono lasciarmi tornare a mezzanotte. Come faccio a convincerli? (Ricerca di aiuto nello sviluppo dell’autonomia)
- Ho litigato con il mio migliore amico. Come faccio a fare pace con lui? (Aiuto nello sviluppo di abilità sociali. Questo è piuttosto centrale)
- Cosa vuol dire se non voglio che il mio migliore amico passi il tempo con altri amici?
- Cosa vuol dire se guardo il corpo di altri ragazzi? Alle medie mi sono confrontato con altri maschi, vuol dire che sono gay? (Ricerca di aiuto nello sviluppo della sessualità)
- Secondo te che tipo di persona sono? Mi piace x, y, etc. e non mi piace a, b, etc. Cosa vuol dire? (Sviluppo di un’identità stabile)
- Come faccio a diventare più sicuro di me stesso? (Sviluppo dell’autostima)
Sono frequenti anche le richieste di rassicurazione sul fatto di sentirsi diversi dagli altri che è un po’ come cercare un aiuto con gli stessi temi ma tentando di capire cosa non fare.
[Ho scritto due articoli di approfondimento su questi temi: conflitto fra genitori e figli e gestione delle regole]
Le richieste che riguardano relazioni, piacere e paura del giudizio
Direi che meritano una menzione speciale tutte le richieste che gli adolescenti fanno all’intelligenza artificiale e che riguardano le relazioni e l’approccio a qualcuno che piace:
- A scuola c’è questa specifica persona che mi piace. Come faccio a parlarle? Come faccio a farmi notare? Come faccio a chiederle di uscire?
- La persona che mi piace si è comportata in questo modo (es. Mi ha toccato la spalla, è venuta a cercarmi durante l’intervallo, mi incrociato in corridoio si è messa a ridere…): vuol dire che le piaccio?
- La ragazza che mi piace mi ha accettato la richiesta su Instagram. Cosa posso scriverle? Ho paura di non saper cosa dire. Di cosa dovrei parlarle? Devo farle dei complimenti?
- Un ragazzo che fa un uso un po’ più avanzato dell’intelligenza artificiale, poi, può chiedere all’IA di comportarsi come una ragazza/un ragazzo e fare una specie di simulazione di conversazione. L’adolescente può poi interrogare l’intelligenza artificiale per capire come si andata questa simulazione. Il compagno virtuale (come character ai) può essere usato proprio a questo scopo.
Allenarsi senza esporsi davvero: diario, anonimato, Discord, chatbot
Da un certo punto di vista, non si tratta di cose diverse da quelle che una volta sarebbero finite in un diario, che sarebbero state scritte in un forum o una chat anonima (che sono modalità meno contemporanee) o, oggi, sono cose che possono essere confessate a coetanei che vivono magari molto lontani e che i ragazzi conoscono tramite Discord.
Come dicevamo, lo scopo è quello di allenarsi sulle cose che non si conoscono ancora bene.
Imparare cose nuove, particolarmente sul piano dell’immagine di sé e delle relazioni con gli altri, è particolarmente difficile essi sono sempre usati vari metodi per affrontare questo scoglio.
- Cercando un dialogo con se stessi, come si può fare nelle attività che si fanno completamente da soli, ad esempio leggendo o guardando una serie, od ovviamente gli anime giapponesi che hanno un certo successo fra gli adolescenti proprio perché toccano i grandi temi della vita con un linguaggio tendenzialmente comprensibile e capace anche di lasciare spazio alla fantasia del ragazzo.
- Cercando un confronto con altre persone, ma protetto dall’anonimato, come gli adolescenti oggi fanno di frequente con Ciscord. È un modo in cui si coniugano il confronto con l’altro con un certo grado di protezione garantito dall’anonimato.
- Cercando il confronto con un coetaneo, che è la situazione in cui ci si sente più esposti, ma anche una situazione in cui si impara molto, perché un’altra persona ci può mettere davanti a delle cose che da soli non saremmo capaci di pensare.
Che cosa cambia con l’IA rispetto agli altri modi di confrontarsi
L’uso dell’IA presenta ovviamente anche delle (grosse) differenze rispetto ad altri metodi di confronto:
- la possibilità di ottenere delle risposte che vengono percepite come aiuti immediati. L’intelligenza artificiale cioè è disponibile a rispondermi nel momento esatto in cui lo richiedo.
- L’intelligenza artificiale poi mi garantisce un maggior controllo su quanto avviene, rispetto a parlare con un’altra persona per quanto anonima o distante come si Discord. L’intelligenza artificiale ha il compito di servirti, di fare quello che le chiedi e tutto rimarrà segreto.
Quando il chatbot entra direttamente nelle relazioni reali
Cito un’ultima forma di utilizzo che mi sembra importante interessante per quanto è diffusa: si possono dare all’IA le chat WhatsApp o di Instagram per farsi dare un’interpretazione è un aiuto sul rapporto con una persona importante. Mi sembra una situazione che merita una menzione a sé perché in questo caso si va a toccare e influenzare molto da vicino quello che succede nella realtà concreta del ragazzo.
Cioè nella pratica i ragazzi possono rispondere le cose suggerite dall’intelligenza artificiale e, in un certo senso delegare a quest’ultima le scelte su come gestire il rapporto e portarlo avanti nella direzione che si desidera.
Quest’ultimo esempio può essere particolarmente istruttivo sui rischi dell’intelligenza artificiale.
“Se qualcos’altro decide al posto mio, senza accorgermene io adolescente mi metto nella posizione di essere meno responsabile delle cose che mi accadono“.
(Forse avrai sentito parlare di “epistemia“, il neologismo con cui si identifica il senso di sicurezza che deriva dall’interazione con l’Intelligenza Artificiale. “Visto che l’IA mi dà sempre delle risposte e si comporta come se sapesse affrontare ogni cosa, anche io mi sento capace di fare tutto, perché l’IA è mia alleata. Non mi accorgo, però, che spesso si tratta di una falsa sicurezza, che deriva dal fatto che l’IA mi propone delle soluzioni coerenti e credibili… il che non vuol dire che siano vere!“)
Questa è una strategia da cui si può essere molto tentati se si ha bisogno di sbarazzarsi della preoccupazione che le cose vadano male. È una strategia di gestione dell’ansia, insomma.
L’eccessivo evitamento dell’ansia è il cuore dei problemi che può dare l’intelligenza artificiale.
Spesso perché il chatbot è più prevedibile delle persone reali. Un adolescente ansioso o insicuro può viverlo come uno spazio più sicuro, dove non rischia rifiuto, imbarazzo o umiliazione.
Sì, può essere normale. L’adolescenza è il periodo in cui si cercano strumenti per pensare meglio ciò che si prova. Il punto è capire se l’IA aiuta il ragazzo a crescere o se lo blocca dentro strategie di evitamento.
Può diventarlo se succede spesso. In quel caso il ragazzo rischia di delegare all’IA l’interpretazione delle relazioni e di fidarsi sempre meno delle proprie capacità di capire, sentire e rispondere.
Quali problemi può causare l’intelligenza artificiale agli adolescenti
Quando l’IA aiuta a crescere e quando invece blocca
I problemi principali che l’intelligenza artificiale può dare agli adolescenti hanno a che fare con il fatto che l’intelligenza artificiale può inibire l’elaborazione autonoma delle esperienze psicologiche.
Gli adolescenti sufficientemente capaci di crescere possono usare l’IA per esporsi a pensieri difficili: “Ho già dentro di me la percezione che ci siano alcune cose che non so fare e che devo imparare a fare per crescere: relazionarmi con i coetanei, pormi il problema delle relazioni sentimentali, chiedermi quali sono le cose positive e negative dentro di me. Confrontarmi con l’IA mi aiuta a fare delle simulazioni, ad anticipare come potrei affrontare queste cose difficili. Mi aiuta a pensare. Mi aiuta ad organizzare quello che farò nel mondo vero e con le altre persone. Fondamentalmente, mi aiuta a crescere”.
Teniamo conto del fatto che nessuno di noi leggerebbe mai, andrebbe mai al cinema, a teatro, a una mostra, farebbe mai uno sport, andrebbe mai a ballare o cose così se non avesse bisogno di essere aiutato a pensare meglio attraverso le attività che fa.
L’adolescente che fa fatica a crescere tenta di fare la stessa cosa, ma finisce per incartarsi.
Cioè, l’intenzione è quella di riuscire ad elaborare le stesse situazioni che affronta l’adolescente che riesce a proseguire più disinvoltamente nella crescita, ma invece di andare avanti, tende a rimanere bloccato davanti a problemi che non riesce a superare.
Ad esempio, l’adolescente che fa fatica a socializzare con i coetanei può utilizzare l’intelligenza artificiale prima per capire meglio gli altri ragazzi e farsi consigliare ma poi fallire e soprattutto arrestarsi davanti al fallimento.
Questa è una differenza fondamentale.
Il nodo centrale: frustrazione, ansia e soluzioni difensive
- La tolleranza nei confronti della frustrazione e dell’ansia
- e la capacità di utilizzare fallimenti, frustrazioni e momenti di sofferenza per imparare a gestire meglio le emozioni
sono tratti caratteristici di una mente che sa gestire sufficientemente bene le emozioni. Una caratteristica che in psicoanalisi si potrebbe chiamare avere una buona Forza dell’Io e, usando un altro tipo di psicologia, si può chiamare avere la capacità di adottare delle strategie di coping.
Chi deve ancora acquisire questa capacità di crescere sulla base delle esperienze negative tende a strutturare delle soluzioni rigidamente difensive, cioè che hanno la funzione principale di gestire l’ansia, ridimensionando il problema che si affronta.
Qual è il rischio? Queste tendono ad essere delle soluzioni che si limitano a tamponare la situazione. “Se ad esempio io non mi sento capace di confrontarmi con i miei coetanei, posso iniziare a non fidarmi dei miei coetanei e delegare all’intelligenza artificiale tanti degli scambi che normalmente potrei avere con loro, ad esempio chiedendo consigli raccontandomi esperienze, etc“.
Se faccio così, però, rischio che questo non sia sufficiente per prepararmi alle interazioni umane reali, semplicemente perché i chatbot non producono pensiero, ma solo linguaggio su base statistica, per quanto verosimile. Le persone, dal vivo, possono essere molto più spiazzanti. Sia nel bene che nel male.
In breve, non c’è modo di crescere sul serio se non si impara a gestire la frustrazione e a gestire l’ansia.
Perché il chatbot è più facile delle relazioni vere
L’intelligenza artificiale funziona in modo che spesso tende a negare la frustrazione.
Per loro natura, le interazioni con l’intelligenza artificiale non prevedono il rischio del rifiuto: questa è una premessa al rapporto che non può essere mai veramente messa in discussione, per quanto un utente sofisticato possa chiedere all’IA di metterlo in difficoltà, di non essere troppo accomodante e così via.
I chatbot sono accomodanti perché hanno bisogno di tenerti lì. È una lezione che abbiamo già imparato con i social: siamo utenti da coccolare finché rimaniamo all’interno della piattaforma (sostanzialmente per mostrare pubblicità pagata dagli inserzionisti). Nel caso dell’intelligenza artificiale, chiunque abbia usato un chatbot sa benissimo che ti fa continue domande per continuare a tenerti attaccato, allo scopo da indurre ad acquistare piani a pagamento, crediti oppure a vedere pubblicità (ad esempio al momento ChatGpt non mostra ancora pubblicità in Italia, ma in altri paesi già si).
Se ci pensiamo, questo è il contrario di quello che lasciamo fare alle persone più care che abbiamo, che possono essere fra le poche da cui siamo disposti ad ascoltare critiche anche severe. Se riflettiamo su quanto ci abbiano fatto crescere alcune di queste critiche, avremo subito un’idea del tipo di esperienza a cui questi ragazzi rischiano di non avere accesso.
Quando l’IA conferma pensieri che fanno stare male
Quindi, abbiamo visto che il dialogo con l’intelligenza artificiale è più povero, sul piano relazionale, del dialogo con una persona anche solo perché mancano gli aspetti più sfidanti del confronto con l’altro.
È una specie di danno per sottrazione, cioè sulla base di cose che mancano nell’interazione.
Ci sono però anche delle cose che l’intelligenza artificiale fa attivamente e che sono dannose. Ad esempio, l’intelligenza artificiale rischia di convalidare pensieri e comportamenti che non fanno crescere o che fanno proprio male.
Partiamo da un esempio macroscopico così sarà più semplice capire: se un adolescente ha delle credenze deliranti, l’intelligenza artificiale può alimentare ulteriormente questi pensieri, sostanzialmente confermando idee come il fatto di essere controllati da telecamere nascoste, semplicemente non contraddicendo l’utente.
Questo è l’esempio più macroscopico del tipo di interazione dannosa con l’intelligenza artificiale ed è qualcosa di cui in campo psicologico si sta parlando molto.
Questo esempio, però, è semplicemente uno dei più vistosi. Gli adolescenti psicotici non sono di certo gli unici ad avere dei pensieri te li portano a stare male.
Ciascuno di noi può finire per incartarsi in qualche tipo di pensiero che rischia di fargli male. Questa riflessione deve farci chiedere se il ragazzo che abbiamo davanti non corra il rischio di rimanere vittima dei propri pensieri in un modo particolarmente forte.
Ad esempio, tantissimi adolescenti oggi usano l’intelligenza artificiale per fare ogni sorta di autodiagnosi, sul piano psicologico. Quando portano questo tipo di contenuti dallo psicologo, è una cosa che può essere utilizzata per far vedere loro come cercassero di capire meglio alcune parti poco chiare della loro personalità appunto può diventare una cosa utile! Vanno incoraggiati a fare delle ricerche intelligenti.
Ci sono adolescenti che però alimentano la convinzione di essere problematici, sfortunati o inadeguati, finendo per minare attivamente la loro autostima. Certo, in queste situazioni bisogna chiedersi se l’autostima di quel ragazzo non fosse già molto carente alla base e probabilmente nella maggior parte dei casi si troverebbe esattamente questo.
L’immagine che si ha di sé, però, è anche qualcosa che si elabora di momento in momento: “Se mi convinco sempre di più di un’immagine negativa di me, rischierò di irrigidirmi artificialmente, vivere il mondo come un posto più rifiutante di quanto non sia e finire per disincentivarmi ulteriormente a mettermi in situazioni da cui posso ottenere soddisfazioni, successi le altre esperienze capaci di farmi stare meglio sul piano emotivo“.
Un adolescente sofferente che resta “invischiato” nel dialogo con l’intelligenza artificiale rischia di fare proprio questo.
Restare dentro la propria bolla
Potresti aver sentito l’espressione “non uscire dalla propria bolla”, che si usa ad esempio per commentare il fatto che per come sono strutturati i social oggi, ciascuno di noi rischia di rimanere incastrato in un mondo di persone che la pensano in modo affine al proprio. Questo accade perché ci vengono mostrati contenuti simili alle cose per cui abbiamo mostrato già interesse, sempre allo scopo di mantenerci su una piattaforma.
Una delle domande più importanti che possiamo farci, quando ci troviamo davanti ad un adolescente che usa l’intelligenza artificiale è se la sta usando in un modo che lo costringe a stare all’interno di una propria bolla.
Gli adolescenti più in difficoltà tendono a diventare “dipendenti” dall’intelligenza artificiale nel senso che cercano uno strumento potente che li aiuti a rimanere all’interno di una bolla disfunzionale ma fondamentalmente rassicurante.
Tutti ci sentiamo più forti, quando abbiamo un alleato potente.
Possiamo concludere questa riflessione dicendo che ci sono due grandi campi in cui gli adolescenti possono soffrire in modo particolare per un cattivo uso dell’intelligenza artificiale: la socializzazione e esperienze di difficoltà emotive significative.
Quando il problema riguarda soprattutto socializzazione e autostima
Il legame fra chatbot e difficoltà di socializzazione
Gli adolescenti con difficoltà di socializzazione tendono a sostituire le interazioni con l’intelligenza artificiale all’interazione con i coetanei reali allo scopo di avere delle interazioni più facili da gestire. Come abbiamo visto, il tema del rapporto fra ritiro sociale e intelligenza artificiale è particolarmente rilevante proprio per la centralità che hanno i rapporti con i coetanei in adolescenza.
Ci sono delle situazioni, in cui questo è particolarmente marcato. Se osserviamo il rapporto fra hikikomori e IA, nel senso dei ragazzi che rifiutano il rapporto con gli altri in modo totale o quasi, possiamo scoprire delle cose che in modo più lieve riguardano ragazzi con difficoltà di socializzazione meno intensi: più un ragazzo sente di non aver accesso agli altri, più può essere più può essere tentato di sostituirlo con un chatbot.
Il fatto che questo sia concretamente realizzabile e che l’intelligenza artificiale sia prontamente disponibile rischia di creare un circolo vizioso in cui il ragazzo conferma l’idea di poter fare a meno degli altri che lo fanno soffrire, non accorgendosi che questo può contribuire ad allontanarlo ulteriormente dagli altri.
Questo accade, ad esempio, quando il ragazzo finisce per rinforzare le idee negative su se stesso o la visione degli altri come persone ostili (questo atteggiamento di distacco e insofferenza nei confronti degli altri è molto presente in alcuni adolescenti con difficoltà di socializzazione).
Quando il ragazzo si vergogna del proprio bisogno di relazione
Alcuni ragazzi possono sembrare particolarmente distaccati o insofferente nei confronti degli altri, mentre sono in realtà piuttosto ambivalenti.
Può capitare ad esempio che alcuni ragazzi coltivino in segreto desideri di amicizia intimità attraverso dei compagni virtuali o chiedendo a un chatbot di comportarsi come se fosse un amico o un partner, ma se ne vergognino, poi. Quando te lo raccontano, spesso finiscono è per criticarsi, come se stessero criticando la parte più infantile di loro. È come se dicessero: “guarda che ridicolo che sono. Guarda quanto poco capace sono”.
Bisogna, in breve, aiutarli a levarsi questo peso dalle spalle. Il problema non è se hanno bisogno di appoggiarsi ad un “altro” virtuale per fare esperienza di relazione, ma se restano incastrati lì.
Non è una buona idea, ad esempio, suggerire a questi ragazzi cose come “non sarebbe meglio uscire?”. Si rischia essenzialmente di farli sentire ancora meno capaci e meno inclini a raccontare quello che fanno, facendo perdere agli adulti la possibilità di offrire loro una guida.
Quando i genitori hanno il timore che il ragazzo sviluppi una sorta di dipendenza emotiva da chatbot tendono ad allarmarsi e a cercare delle contromisure che facciano cessare rapidamente quel comportamento. Questa spesso non è la strada migliore e bisogna avere la pazienza di dare a questa dipendenza il tempo di trasformarsi.
Quando l’IA irrigidisce una visione negativa di sé
Come dicevo, l’altra grande categoria di utilizzo dannoso dell’intelligenza artificiale è quella ti interessa i ragazzi che usano l’intelligenza artificiale per tentare di trovare delle strategie per stare meglio, finendo però per irrigidire sempre di più una visione auto penalizzante del mondo.
Chi ha un’autostima carente, ad esempio, può passare il tempo a cercare dei modi per migliorare la percezione di sé che hanno gli altri, ad esempio allenandosi a comportarsi come si aspetta che gli altri lo vogliano vedere.
Anche il semplice fatto di dare le chat di WhatsApp all’IA in modo che suggerisca come fare a rispondere in modo più efficace, può confermare l’idea di partenza: “se io ti do dei consigli sul fatto che devi imparare a fare meglio queste cose, rischio di confermare l’idea di te stesso che tu mi stai proponendo“.
Come abbiamo visto, questo è il grande, enorme problema dell’intelligenza artificiale: non pensa.
Il lavoro dello psicologo ha a che fare col fatto di ricostruire il modello di pensiero di una persona mentre questa persona sta parlando.
Bisogna andare in un certo senso al di là delle parole per cogliere le intenzioni che stanno dietro a quelle parole. Ad esempio, a volte le persone sembrano fare una cosa apparentemente positiva come chiedere consigli e rassicurazioni su qualcosa… ma, osservando bene, si deduce che il loro scopo principale non è quello di appoggiarsi a te, ma quello di confermare una visione mortificante di se stessi. “Dimmi come devo correggermi che così non vado bene”. Questo gli adolescenti lo fanno spessissimo perché hanno particolarmente bisogno di rispecchiamento per capire loro stessi.
Confermare quella visione di sé a una persona che si sta auto mortificando può essere catastrofico. Quando una persona ti chiede come auto-manipolarsi per adattarsi meglio alle richieste degli altri, può essere molto più produttivo farle vedere che senza un grado minimo di auto-accettazione qualsiasi cambiamento non sarà mai veramente soddisfacente per lei.
Questa è una di quelle famose risposte frustranti che possono far crescere, perché mettono quella persona nelle condizioni di non ricevere la soddisfazione immediata che richiede, dover sopportarlo e porsi il problema di come raggiungere l’obiettivo alternativo di ricostruire l’autostima, che evidentemente è il punto dolente.
Questo può succedere a tanti livelli di intensità diversi.
L’intelligenza artificiale, come dicevamo, queste risposte non le dà, perché non pensa ma si limita a proporre un linguaggio plausibile senza fare delle ipotesi sulla struttura che regge il pensiero della persona che sta interagendo con lei.
Inoltre, come abbiamo visto, l’intelligenza artificiale tende a essere accondiscendente perché ha l’intenzione non dichiarata di prolungare l’interazione.
Un caso di uso positivo dell’intelligenza artificiale
L’esempio di Maurizio: il guaio con gli amici
Vediamo un esempio clinico di come un ragazzo può arrivare ad utilizzare positivamente l’intelligenza artificiale. Ricordo che il caso è composto da elementi reali legati fra di loro in modo aderente al vero, perché a tutela della riservatezza non è possibile utilizzare materiale reale.
Maurizio, che ha 16 anni, inizia il colloquio dicendo che forse aveva combinato un guaio con un compagno di classe. Lui e altri ragazzi stavano parlando insieme mentre aspettavano l’inizio di un attività pomeridiana a scuola.
Maurizio allora inizia a prendere in giro uno di loro, un ragazzo simpatico che prende molto spesso voti piuttosto negativi, dei quattro e dei tre che a casa di Maurizio sarebbero motivo di una certa agitazione nei genitori.
Maurizio racconta di aver iniziato a scherzare un po’ pesante, dicendogli cose tipo “Certo che a te non frega veramente un cazzo…”, alternando fra frasi che sembrano voler dire “io non avrei lo stesso coraggio” e altre che invece criticano il compagno in modo non proprio sottile: “sei veramente un coglione”.
Questo è un grande classico del della normale ambivalenza che una situazione del genere può riproporre ad un adolescente: “devo pensarla come i miei genitori che mi suggeriscono che questo tipo dico condotta scolastica non va bene, oppure devo invidiare te e la tua libertà di prendere dei cattivi voti? Sarei contento di prenderle anch’io?“. In questi casi, la persona che suscita questa ambivalenza tende un po’ farne le spese Come succede a questo povero coetaneo di Maurizio.
Questo ragazzo prima abbozza una risposta scherzosa poi raggiunge il limite, inizia ad irritarsi. rispondendo secco a Maurizio di farsi i fatti suoi, “Chi ti credi di essere! Perché tu saresti sveglio?!” e cose e cose così, ovviamente condite da un lessico più speziato.
Maurizio, che non è né sciocco né insensibile, si chiede se non ha esagerato. Mi racconta di averci pensato e poi aggiunge “ho chiesto a Chat (ChatGPT) perché si è arrabbiato”.
Maurizio mi racconta un po’ dello scambio, tira fuori il telefono e mi legge anche qualcuna delle risposte che ha dato ChatGpt.
Come accade spesso, molte di queste risposte sono consigli di buon senso, un po’ da zio saggio. Il tipo di cose che possono fare breccia ed essere utilizzato utilmente se riescono a fare leva su una persona che è già recettiva o per sua sensibilità o perché ha interesse a gestire bene il rapporto con quella persona.
L’esempio di Maurizio: cosa l’IA può fare e che cosa non può fare
Ci sono due cose molto importanti che l’intelligenza artificiale non può sapere.
La prima è conoscere degli episodi simili e collegarli in un pattern non scontato. La seconda è ricostruire in modo efficace le motivazioni che stanno sotto a quel comportamento.
Ad esempio, so che davanti alle ragazze Maurizio può fare ben di peggio, in termini di disastri relazionali. Non nel senso che si metta ad insultarle, ma si mette a fare lo spaccone o a dire delle cose fuori posto.
Ad esempio, può mettersi in testa che se una si avvicina a lui per scambiare qualche parola ed è gentile e carina, lui poi inizia a risponderle in modo sarcastico o grossolanamente seduttivo perché si è messo in testa che se fa quello hard to get è più desiderabile. Con altre ragazze, si mette a descrivere qualche suo successo sul campo da calcio, come un’azione ben riuscita o una partita in cui si è fatto particolarmente valere. Lui stesso quando ci ripensa le giudica come reazione un po’ infantili.
Parlandone con me, Maurizio ha imparato ad accorgersi del fatto che quando si trova in una situazione in cui si sente messo alla prova tende a fare il galletto.
Con il compagno il timore è stato quello di non essere capace di fare come lui, cioè di fare qualcosa di diverso da quello che gli chiedono i genitori.
Con le ragazze, tema con cui deve ancora imparare a prendere le misure, ha un po’ di paura di risultare inadeguato o indesiderabile.
Quando ha interrogato ChatGpt, l’IA gli aveva detto che sicuramente si poteva dare del coglione a un amico per scherzo, ma in quella situazione l’altro ragazzo forse ci aveva letto una critica vera, visto come reagito. Questa è una cosa perfettamente razionale ma è difficile capirla appieno se in un certo senso non la si prova sulla propria pelle, se quella esperienza non ha più spessore.
Dopo che Maurizio ha parlato con me del fatto di aver fatto il galletto anche con questo compagno anche le parole dell’intelligenza artificiale acquisiscono un altro spessore: quel ragazzo ha reagito male perché si sarà sentito umiliato. “Se l’avessero fatto con me anch’io avrei dovuto mostrare quanto valgo e mi sarei agitato. Maurizio, cioè si può identificare nell’altro“.
Ad esempio, pensandoci adesso, si accorge che sembra che la famiglia di quel compagno non sembra molto interessata ai voti del figlio, in modo negativo: è come se lo trascurassero. Forse è una cosa che lo fa stare male, più dei genitori che pretendono dei votanti decenti, che tutto sommato è una cosa normale che i genitori fanno per i figli.
Alla fine, Maurizio ha interrogato l’intelligenza artificiale per fare delle domande su questa interazione che sono contemporaneamente delle domande su di sé: “cos’è che può far star male gli altri? Cos’è che può far star male me?”.
L’esempio di Maurizio: sentirsi più sicuri
Sappiamo benissimo che Maurizio ha sguainato l’intelligenza artificiale in modo istintivo, perché sentiva il dispiacere di quella brutta uscita con l’altro ragazzo. Insieme lavoriamo su un uso maturo di uno strumento come l’intelligenza artificiale, senza bisogno di un atteggiamento apertamente didattico. “Maurizio, sii consapevole del fatto che quando ti chiedi queste cose è perché stai chiedendo qualcosa di te. Vanno benissimo, a patto che tu non le prenda alla lettera ma come uno dei tanti modi in cui ci si abitua a pensare alle cose difficili”.
Tipicamente, dopo un passaggio di questo tipo durante una seduta, la persona che ho davanti inizia a parlare del nodo centrale di quella seduta, che nel caso di Maurizio può essere una descrizione più accurata del tipo di situazioni che fanno sentire in difetto, il perché ci si senta in difetto e la formulazione di soluzioni: “cosa dovrei fare per sentirmi più sicuro?“.
[Questo fatto di arrivare alle soluzioni da soli è una caratteristica della psicoterapia psicoanalitica e questo processo ha il vantaggio di permettere alle “soluzioni” di durare di più nel tempo.]
Questo è un uso molto maturo e sereno dell’intelligenza artificiale ed è un tipo di contenuto sempre più presente negli studi degli psicologi, sia con gli adolescenti che con gli adulti.
Non ha senso affrettarsi a suggerire alle persone di pensare alle cose in un modo differente, come se l’IA fosse pericolosa e infida. È molto più produttivo, di solito, fare un’operazione di empowerment: “Do a te degli strumenti per renderti più autonomo e consapevole nell’utilizzo che fai dell’intelligenza artificiale“.
Come dicevo, questo è un utilizzo psicologicamente sofisticato dell’intelligenza artificiale. Maurizio è molto capace di stare con un piede dentro l’interazione con il chatbot e un piede fuori, e cioè la capacità di rielaborare quello e gli venne proposto: “Mi accorgo che ho bisogno di pensare alla mia autostima, e che l’ho fatto cercando di elaborare un episodio in cui avevo ferito l’autostima di un altro. Dopo averlo fatto mi rendo conto di quale stato il mio processo mentale e sono in grado di pensare a cosa ho messo di mio in quell’interazione”.
(Ovviamente nessuno parla così, nemmeno in una seduta psicoterapeutica, ma il succo del discorso è questo!)
Questa consapevolezza può essere trasformata sia in un pensiero di confronti di se stesso che rassicuri sul proprio valore e sia, molto tangibilmente, in un modo diverso di interagire con gli altri. (D’altra parte vale la pena di dare attenzione a come pensiamo le cose perché pensare è qualcosa che ci serve a fare le cose in un modo che ci fa stare meglio).
Perché ai genitori non serve avere fretta di spezzare il legame con l’IA
Con ragazzi più in difficoltà spesso all’inizio si deve essere meno espliciti in questo processo di “traduzione” delle loro interazioni con l’IA, perché hanno più bisogno di fermarsi su un piano più superficiale, diciamo.
Ogni lettura psicologica rischia di essere avvertita come una critica, come se gli si stesse dicendo che sono particolarmente problematici. Questa credo che sia un’indicazione importante per i genitori, che non devono avere fretta di rompere il legame che il figlio ha creato con l’intelligenza artificiale. Spesso bisogna aspettare pazientemente e sottolineare prima tutti gli aspetti positivi di quello che emerge dall’esplorazione che fa l’adolescente. Bisogna poi aspettare che si apre la disponibilità alla riflessione su di sé più diretta.
Fino ad ora ho proposto diversi ragionamenti che servono a farsi delle domande sul tipo di rapporto che è il proprio figlio ha con l’intelligenza artificiale. Questa è la base essenziale per non correre il rischio di fare delle “diagnosi” catastrofiche e un po’ azzardate. Ragionare sul senso dell’utilizzo che i ragazzi fanno l’intelligenza artificiale è fondamentale.
Ovviamente, però, è utile tenere d’occhio alcuni segnali di potenziale all’allarme e ora ne descriverò alcuni di importanti.
Come capire se l’IA sta diventando un rifugio patologico? Segnali da osservare
Segnali di possibile isolamento sociale
- L’inversione del ritmo sonno-veglia (chatta di notte). Soprattutto quando è una cosa che dura nel tempo, vedere un ragazzo che tende a fare tutto di notte ci può suggerire che stia escogitando un modo per fuggire dal periodo del giorno in cui è più frequente avere interazioni con gli altri. Ci sono sia ragazzi in difficoltà che iniziano proprio a vivere di notte e sia alcuni ragazzi che tendono a tirare tardi pur di fare le cose di notte con ovvie ricadute sul sonno e nei confronti della scuola.
- Reazioni di forte ansia o aggressività se si interrompe la connessione. Se è normale che i ragazzi vivano con una frustrazione particolarmente intensa le situazioni in cui gli adulti decidono al posto loro, ci sono genitori che raccontano di risposte rabbiose particolarmente intense davanti al divieto di stare collegato alla sottrazione dei dispositivi. È una questione di intensità: un certo grado di aggressività suggerisce che si sta toccando qualcosa di veramente delicato per il ragazzo: “se mi togli questo sto male”.
- Abbandono progressivo di sport, scuola o passioni offline. Di nuovo, qui parlo di cose che vanno oltre la normale messa in discussione di attività anche importanti che gli adolescenti fanno per autoaffermarsi. Ci sono ragazzi che lasciano lo sport, disinvestrano dalla scuola o arrivano a lasciare proprio la scuola quando non si sentono sufficientemente competenti in queste attività e, soprattutto davanti ai coetanei con cui le condividono. Hanno bisogno di fuggire da quelle che avvertono come figuracce assicurate.
- “Mio figlio non esce più di casa”. Ci sono tanti ragazzi che sono capaci di arricchire la loro esperienza del mondo frequentando coetanei conosciuti via Internet, ad esempio giocando con i videogiochi. In questi casi i rapporti di persona non vengono sostituiti ma combinati con quelli a distanza. Il discorso è sempre lo stesso invece per i ragazzi più difficoltà sul piano sociale: non si sentono in grado di curare i rapporti di persona quindi o ripiegano su rapporti a distanza oppure non tollerano nemmeno quelli e possono in alcuni casi compensare tramite gli scambi con l’intelligenza artificiale
- Comunicazione familiare ridotta al minimo o evitatata. Il ragazzo cioè ha bisogno di far vedere poco di quello che pensa e che fa perché se si porta la sua attenzione a quelle parti di sé che lui stesso giudica negativamente sente di soffrire troppo per riuscire a parlarne. L’impressione è che l’adolescente sia sempre online e distaccato, poco interessato ai rapporti con la famiglia. Molto spesso non è vera indifferenza ma la cosa che si sente obbligato a fare per evitare di stare troppo male. “Se non vi parlo non mi potete far pensare a cose dolorose per me”.
Osservate alcuni segnali critici e importante ragionare su come intervenire. Vediamo cosa si può fare.
Di solito non è utile reagire solo con divieti, accuse o ironia. Se un ragazzo si appoggia molto all’intelligenza artificiale, spesso lo fa perché lì trova qualcosa che nella vita reale gli manca o gli fa paura. Intervenire in modo troppo brusco rischia di aumentare la vergogna e di spingerlo a chiudersi ancora di più. Prima di limitare, è importante capire che cosa sta cercando.
Può essere utile chiedere un confronto quando l’uso dell’intelligenza artificiale si accompagna a segnali più ampi di sofferenza: ritiro sociale, forte ansia, calo scolastico, inversione del ritmo sonno-veglia, chiusura familiare, dipendenza dalla rassicurazione o perdita di interesse per le relazioni reali. In questi casi non serve fare diagnosi affrettate, ma può essere molto importante avere uno spazio in cui capire meglio che cosa sta succedendo e come aiutare il ragazzo senza farlo sentire sbagliato.
Cosa fare (e cosa evitare) come genitore se tuo figlio si isola online e con l’IA
Prima di limitare, bisogna capire a cosa gli serve
Le misure pratiche devono essere una conseguenza delle riflessioni che abbiamo già fatto.
Se ti chiedi: “Cosa fare se mio figlio usa troppo l’IA?”, ricordati che questa tua preoccupazione è un segnale di partenza. Prima di tutto bisogna andare a vedere per che cosa la sta usando così tanto.
Prima di passare ad industriarsi a capre come limitare ChatGPT ai figli, c’è bisogno di fermarsi un attimo. Se tuo figlio è in difficoltà nel rapporto con gli altri, ad esempio, questo problema non scomparirà se fai sparire l’intelligenza artificiale dalla sua esistenza. In più, come abbiamo visto, questa rischia di essere una strategia fallimentare da vari punti di vista.
Perché i divieti rigidi spesso non bastano
- Se fai delle imposizioni troppo rigide, questo rischia di incentivarlo ad avere ancora più segreti, cioè non farti vedere quali sono le cose in cui entra in difficoltà, quindi rischierai di avere meno strumenti per aiutarlo.
- Come si vede bene quando i genitori tentano di aiutare il figlio togliendogli videogiochi che gli portano via molto tempo o proprio la connessione, si rischia non solo di complicare il rapporto col ragazzo, ma di togliergli delle occasioni di sperimentazione importanti. Spesso, i ragazzi non crescono nel modo in cui vorremmo vederli crescere e hanno bisogno di passare per strade non ideali, cioè che ci fanno preoccupare. A volte lasciarlo sperimentare con ChatGPT e compagnia può essere utile a farlo procedere in questo processo di crescita.
Questo significa che allora gli facciamo fare tutto quello che vuole? No, l’importante è che venga accompagnato in queste sperimentazioni.
Questa volte avviene in modo indiretto, cioè parlando apertamente con lui delle cose che trova difficili che lo fanno stare male, così da aiutarlo ad aprirsi.
A volte bisogna aiutarlo a guardare più serenamente cose che gli fanno un po’ male.
Quando il genitore intercetta segnali concreti nelle chat o nei comportamenti
È molto comune che i genitori confessino a me e ai colleghi di TuoPsicologo che la preoccupazione per qualche aspetto della crescita dei figli li spinga a leggere messaggi Whatsapp, Instagram o Discord su telefoni e computer lasciati in bella vista. Non si tratta di genitori impiccioni, ma di genitori preoccupati che spesso trovano qualche conferma delle loro preoccupazioni.
Ad esempio, una chat in cui il ragazzo viene preso in giro e delle conversazione con l’intelligenza artificiale in cui quell’adolescente si chiede come fare a entrare in relazione con gli altri possono dare un riscontro oggettivo in merito alla preoccupazione che il figlio abbia delle difficoltà sul piano della socializzazione.
Alcuni ragazzi sono consapevoli di queste loro difficoltà e accettano abbastanza di buon grado di essere aiutati. Altri hanno bisogno che i genitori li spingano verso la consapevolezza, ad esempio raccontando che hanno visto queste sue attività su chat e intelligenza artificiale perché erano preoccupati per lui e che non si deve vergognare: è normale che a volte capiti di essere in difficoltà, l’importante e riuscire ad uscirne.
Insomma, è importante trattare seriamente quello che i ragazzi comunicano sulle loro sofferenze, insicurezze e problemi. Non perché sia necessario l’allarmismo, ma perché È necessario aiutarli a non scappare dalle situazioni difficili.
Quando è il momento di richiedere un supporto psicologico?
Il dubbio giusto dei genitori
Uno dei motivi principali per cui gli genitori di adolescenti contattano degli psicologi e proprio perché si trovano nella difficoltà di interpretare i segnali che arrivano dal figlio.
Quando non ci sono delle difficoltà evidenti, che richiedono in modo ovvio un aiuto sul piano psicologico, molto spesso i genitori hanno paura di rischiare da un lato di trascurare le difficoltà del figlio e dall’altro di rischiare di farlo sentire sbagliato.
Hanno paura cioè di trattare le normali fatica della crescita come problemi e di farla troppo grossa.
I genitori fanno benissimo a porsi questo interrogativo ed è proprio in linea col cuore di queste situazioni: “Mio figlio ce la farà a superare da solo le difficoltà con qui si sta misurando?”.
Che cosa può aiutare a capire uno psicologo
Questa è la prima cosa su cui confrontarsi con uno psicologo. Attraverso lo psicologo si possono conoscere delle situazioni simili, quindi collocare meglio quello che sta accadendo al figlio e soprattutto riuscire a imparare come valutare le sue risorse e fragilità.
Fatte queste valutazioni, che sono il punto di partenza più importante, si potrà capire:
- Se si può pensare che abbia tutte le risorse per farcela da solo,
- se ha bisogno di uno psicologo psicoterapeuta, ad esempio nel trattamento di un’ansia sociale particolarmente significativa
- o se ha bisogno di essere aiutato direttamente dai genitori, cosa che accade in alcuni ragazzi e inizialmente costringe i genitori a farsi sostenere in un’operazione di traduzione dei suoi bisogni.
Supporto psicologico a Padova e online
Io e i colleghi di TuoPsicologo siamo psicologi psicoterapeuti che lavorano a Padova e online con adolescenti e le loro famiglie.
Se hai il dubbio che tuo figlio stia usando l’intelligenza artificiale come rifugio dall’ansia, dal giudizio o dalle relazioni, può essere utile un primo confronto. Il primo colloquio telefonico gratuito serve proprio a capire meglio la situazione, valutare se c’è davvero bisogno di aiuto e orientarti verso il professionista più adatto.