Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.
Il ruolo del limite: perché l’autorevolezza non è autoritarismo
È una buona idea partire dalla differenza fra genitore autorevole e genitore autoritario.
Lo stile autorevole è uno stile genitoriale capace di porre i limiti quando sono necessari, in modo empatico. Il genitore autorevole, cioè, si fa ascoltare anche quando dà delle regole spiacevoli da sentire perché comunica al ragazzo che sono pensate per il suo bene.
Lo stile autoritario, invece, è caratterizzato dall’imposizione rigida di regole di comportamento e dall’intolleranza per le trasgressioni. Queste regole vengono decise a priori rispetto al rapporto con il figlio.
“Farai così, perché io ho deciso che è giusto“.
Si tratta di un approccio meno empatico rispetto a quello autorevole, perché non include una valutazione dei bisogni specifici di un adolescente. È come se il genitore avesse una sua immagine preformata di quello di cui i figli hanno bisogno, che non si basa però sulla personalità e sul comportamento individuale degli specifici figli.
Alcune esperienze di tipo “autoritario”, magari circoscritte, possono essere anche utili per gli adolescenti. Pensiamo ai ragazzi molto competitivi, magari bravi nello sport, che possono avere bisogno di un ambiente stimolante che li mette alla prova spingendoli a scoprire i propri limiti.
Sul piano della gestione delle emozioni, che è un’altra cosa però, un approccio più empatico è necessario.
Cos’è la frustrazione ottimale e perché serve in adolescenza
È importante allenarsi a mantenere un’impostazione autorevole per offrire agli adolescenti una frustrazione ottimale. La frustrazione ottimale è una serie di divieti e inviti alla rinuncia al desiderio di fare quello che si vuole quando lo si vuole.
Perché i genitori devono dare limiti ai figli?
- Insegna la resilienza, cioè a gestire l’ansia e le emozioni
- Aiuta a gestire l’attesa, limitando l’impulsività
- Permette di riconoscere i confini dell’altro, cioè insegna competenze sociali
Gli adolescenti sono persone che stanno ancora costruendo le loro capacità sociali e devono fare esperienza, anche con i genitori, di cosa vuol dire capire gli altri ed essere capiti dagli altri.
Dare dei limiti in modo autorevole, empatico, vuol dire offrire un contenitore sicuro per le loro emozioni. “I miei genitori mi aiutano a capire quali sono i confini della mia sperimentazione e da questo capisco come ci si comporta con gli altri”.
Molti dei comportamenti provocatori e di messa in discussione delle regole degli adolescenti hanno a che fare proprio con questa sperimentazione. È come se fosse una continuazione del normale picchiarsi per gioco che da bambini è ancora più diffuso (ma sappiamo che anche gli adolescenti talvolta “si menano” sia scherzosamente che più seriamente) e questo ha sempre la stessa funzione: imparare a stare al mondo e imparare come ci si rapporta con gli altri. Ovviamente, non ha più questa funzione se diventa una risposta universale a qualsiasi situazione e se perde quel valore di simulazione e gioco che hanno anche tante delle provocazioni rivolte ai genitori.
[Ho scritto un articolo in cui entro nei dettagli della comunicazione fra genitori e figli adolescenti]
La casa come palestra emotiva: imparare a gestire i “No”
Cosa succede se un adolescente non sperimenta queste frustrazioni?
Un adolescente che non sperimenta frustrazioni ottimali non impara a gestire la frustrazione. Questo è un problema perché nella vita di tutti i giorni si incontrano moltissime occasioni di frustrazione.
- Alcuni ragazzi rispondono con l’aggressività. È come se ignorassero la frustrazione che per loro è ingestibile e tentassero di modificare il mondo e i rapporti con le persone imponendosi con la forza. È come se si sforzassero di non pensare alle frustrazioni e alle regole perché la prospettiva di non saperle affrontare li spaventa.
- Alcuni ragazzi invece si paralizzano e perdono la capacità di agire. Possono diventare inibiti, apatici e privi di interessi, troppo spaventati per fare le cose e per fidarsi di essere capaci di stringere rapporti positivi con gli altri (come si vede negli adolescenti con difficoltà di socializzazione o ritiro sociale). L’incapacità di gestire le frustrazioni compromette cioè la loro autostima.
- Altri ragazzi sentono in modo intuitivo che devono proprio imparare a gestire le frustrazioni e continuano a riproporre il problema ai genitori. Ad esempio possono inconsapevolmente trovare dei comportamenti che disturbano la tranquillità di casa e che possono mettere in allarme i genitori. Ne sono un esempio i ragazzi che sviluppano difficoltà scolastiche senza che apparentemente ce ne sia motivo o anche i ragazzi che sviluppano problemi comportamentali che allarmano i genitori (bere o fumare eccessivamente, usare comportamenti come guida rischiosa o sessualità molto attiva allo scopo di gestire le emozioni).
[Nel caso della fobia scolare in adolescenza, ad esempio, si vede con chiarezza queste diverse risposte: alcuni adolescenti possono avere bisogno di scappare dalla scuola e le sue regole e altri rimangono schiacciati sotto il peso della loro mancanza di autostima]
Come accade sempre in questi casi, è normale che situazioni come queste si mescolino fra di loro e che ciascun adolescente manifesti difficoltà diverse, magari in forma più diluita. Qualcosa che induce i genitori a preoccuparsi, però, prima o poi emerge.
Il modo in cui uno specifico adolescente manifesta la sua preoccupazione o sta male dipende da come è fatta la sua personalità e anche da come sono fatte le persone intorno a lui, genitori in primis.
Ciascun ragazzo, cioè,
- mostrerà i propri problemi come sa fare
- il modo in cui mostra i suoi problemi viene però influenzato da come le persone attorno a lui sono in grado di ascoltare e cosa sono in grado di ascoltare.
Quindi, i genitori autorevoli di adolescenti devono intuire la psicologia di uno specifico adolescente, per dargli quello di cui ha bisogno. Capire quando bisogna ascoltare, quando con un certo ragazzo bisogna mordersi la lingua, e quando invece si può presentare la frustrazione in modo efficace è fondamentale.
Essere autorevoli vuol dire sia non avere paura di dire dei “no” che riuscire a capire, nel tempo, quale forma dare a quei no perché siano efficaci.
L’importanza dei limiti in adolescenza quindi deriva dal fatto che i limiti aiutano ad autoregolarsi in cose come la gestione delle emozioni, il rapporto con gli altri e la comprensione delle regole sociali. I limiti sono importanti però anche perché sono il frutto di un rapporto di comprensione fra persone: “Capendo i limiti che mi vengono dati capisco meglio me stesso e cresco, perché imparo a capire gli altri”.
Questo è un processo che dà ai figli la possibilità di fare la loro parte, per così dire.
I figli, cioè, non assorbono passivamente questi insegnamenti: i genitori insegnano, direttamente e soprattutto indirettamente, che il mondo non funziona sempre come si desidera. I figli, di conseguenza, sono costantemente e attivamente obbligati a porsi il problema di come funziona il mondo e le persone che lo abitano, così da diventare capaci, prova dopo prova, di rapportarsi efficacemente con gli altri e saper leggere le regole delle situazioni in cui sono immersi.
Questo si fa imparandolo prima di tutto nel rapporto con i genitori che hanno concretamente mostrato a quegli adolescenti di essere stati capaci, come genitori, di rapportarsi efficacemente con i figli.
Un caso in psicoterapia: quando la mancanza di limiti blocca la crescita
Ora vediamo un caso in cui si parla proprio di questo passaggio:
Pietro è sempre stato molto attivo ed estroverso, sin da quando è bambino. Ha sempre avuto la tendenza a mettersi nei guai e ad essere spericolato. È molto vitale ma va aiutato a regolarsi. Con l’adolescenza, coerentemente col suo carattere, ha cercato di guadagnarsi nuove autonomie in modo esplosivo, trattando le regole sugli orari come se fossero consigli informali e trattando gli impegni scolastici come se fossero delle provocazioni a cui rispondere. Questa sua esuberanza però l’ha fatto mettere nei guai con dei ragazzi più problematici di lui e si è trovato coinvolto in una rissa. Per i genitori di Pietro, è una cosa fuori dal mondo, un tipo di comportamento con cui non hanno mai avuto contatti prima in vita loro.
Bastavano già le attese notturne del ritorno di Pietro e i colloqui con gli insegnanti a paralizzare completamente il papà, che ci tiene moltissimo a seguire il figlio ma è fatto in modo molto diverso da lui e rimane spiazzato dal suo comportamento. È come se il papà si chiedesse perché diavolo Pietro debba fare così. La mamma delle volte si arrabbia parecchio con il marito, perché vorrebbe sentirsi più appoggiata nei suoi rimproveri a Pietro e vorrebbe un atteggiamento più energico dal marito. Ha paura che non lo aiuti a regolarsi.
Pietro parla col terapeuta di quanto assurdi consideri i genitori: la mamma sbraiterebbe molto ma alla fine non fa mai nulla di concreto e il papà sembra che abbia sempre la testa da un’altra parte. Potrebbe esplodere la caldaia e non è detto che staccherebbe gli occhi da quello che sta facendo. Quando ne parla è come se dicesse: “io questi me li mangio a colazione!”.
Non c’è da mettere in discussione nemmeno per un istante che Pietro voglia molto bene ai suoi genitori, ma sta chiedendo loro qualcosa di diverso dalla tenerezza che ha sperimentato tante volte: che si facciano ascoltare, e che lo aiutino a capire quando si mette nei guai. Lo si vede perché quando lui ne combina una e i genitori si agitano, lui si irrita, ma li cerca costantemente e in modo provocatorio, finendo per informare lo psicologo piuttosto nei dettagli su quello che combina. Sta cercando i famosi limiti. [È un esempio di “ragazzo fuori controllo“]
Pietro, però, sta abbastanza bene e non ha problemi troppo impegnativi nella gestione delle sue emozioni. Si è reso conto di aver combinato un guaio e, piano piano, impara che le regole servono a non farsi male. Per altri ragazzi, più in difficoltà, la strada sarebbe molto più in salita.
C’è una cosa, però, che deve imparare: non può illudersi che le altre persone cambino perché lui lo chiede magicamente. I suoi genitori non possono leggergli nella mente e dargli quello di cui ha bisogno esattamente come lui lo vuole. Pietro deve imparare che se vuole far arrivare il messaggio ai suoi genitori deve abbassare i toni, perché loro sono fatti così. Quando gli capiterà di non essere capace di non farli agitare, dovrà diventare capace di leggere proprio in quel loro turbamento il segnale che cerca: “vuol dire che sto facendo qualcosa su cui devo pensare meglio, perché i miei genitori vanno in allarme quando io combino guai”.
Crescere, per Pietro, vuol dire questo: sapersi autoregolare e riconoscere i genitori che ha davanti, non aspettare all’infinito che si manifestino i genitori della sua fantasia.
[Questo caso è costruito prendendo elementi comuni a molte situazioni simili, ma presentati in forma ovviamente anonimizzata. Nel video in cima alla pagina si parla invece di un esempio specifico, in cui le conclusioni sono le stesse].
Ci sono due facce opposte in questa riflessione, entrambe importanti.
Da un lato, un adolescente entra in difficoltà se i suoi bisogni emotivi vengono eccessivamente frustrati. Un ragazzo impulsivo va aiutato a fermarsi, un ragazzo con un’autostima carente va sostenuto, uno che è molto introverso non va pungolato continuamente per sapere di più. Ma questo è solo un pezzo della storia. Le persone possono essere accompagnate alla crescita, ma non si può crescere al posto loro. Si devono spremere anche gli adolescenti!
Un ragazzo lotta contro i genitori perché i genitori gli presentano la realtà. I genitori gli presentano le regole della vita che sono di per sé una cosa difficile, ma gli presentano anche le proprie difficoltà normali a stare al mondo e a comprenderlo. Non se ne esce: a quell’adolescente si può dare tutto l’equipaggiamento giusto, ma deve essere lui a un certo punto ad essere capace di fare il passo verso la maturità. Questo comprende la capacità di utilizzare quello che i genitori gli sanno mettere a disposizione.
Qui torniamo a vedere perché è così importante la posizione autorevole e perché è importante dire che si tratta di un approccio empatico: è impossibile indovinare sempre di che cosa ha bisogno quel ragazzo.
[Ho parlato nel dettaglio dei problemi di sintonizzazione fra genitori e adolescenti in un articolo sulla sensazione di fallimento dei genitori]
Questa “imperfezione” dei genitori, però, gli adolescenti tendono a imparare a riconoscerla abbastanza presto e normalmente sono capaci di perdonare gli errori dei genitori. Questa disponibilità nasce dal fatto che quegli adolescenti sanno riconoscere che anche quando i genitori fanno un intervento poco indovinato, o mettono delle regole troppo severe, è sempre qualcosa che viene fatto nel tentativo di educare, aiutare, proteggere.
Essere autorevole vuol dire soprattutto mandare questo messaggio, continuamente. Anche riuscendo a non farsi scoraggiare da quando quel ragazzo diventa eccessivamente scontroso perché sembra che mettendogli una regola l’abbiamo messo ai lavori forzati.
Questo, gli psicologi e gli psicologi di adolescenti come me e i colleghi di TuoPsicologo in particolare, lo vedono continuamente. Facciamo un lavoro in cui per arrivare a una comprensione efficace dell’altro bisogna passare per mille approssimazioni che sono meno precise, meno puntuali, un po’ fuori tempo. Tutto questo solitamente viene perdonato e anzi, viene bene accolto: “Hai detto una scemenza, ma io adesso ti aiuto a capire cosa hai sbagliato, così correggi il tiro e poi sarai nelle condizioni di aiutarmi meglio”.
Ovviamente gli psicologi come i genitori devono costantemente farsi degli esami per capire se sono andati troppo fuori pista: “Ho detto qualcosa di troppo forte? Qualcosa di quello che mi questo ragazzo mi dice mi turba per cui non riesco a rimanere sul tema?”.
Come ci sono genitori più in difficoltà, come dicevo, ci sono anche figli più difficili da prendere. L’unica cosa da fare è prenderne atto e sforzarsi di trovare una formula che funzioni in quel caso lì.
Conclusioni: essere genitori “sufficientemente buoni”
È impossibile essere sempre in grado di interpretare correttamente i bisogni dei figli. Come abbiamo visto, in momenti di crisi possono essere usati per riflettere su cosa è andato storto e capire di quale formulazione abbia bisogno quello specifico ragazzo.
Per alcuni, ad esempio, il tema dei limiti rappresenta una sofferenza così enorme che pare assurdo doverli accontentare in così tanti modi prima che riescano a fidarsi di una delle regole banali che si provano a trasmettere.
Questo è un esempio tipico di quando i genitori chiedono aiuto a me e ai colleghi di TuoPsicologo nel sostegno ai figli: capirlo meglio per aiutarlo efficacemente.